“Mi vergogno di essere uscito mentre i ragazzi che erano con me in cella, e che spesso mi proteggevano, sono ancora lì”.
Lo dice al giornale israeliano Haaretz il dottor Mazen Rantisi, medico palestinese di 71 anni di Ramallah, conosciuto in Cisgiordania occupata come il “medico dei poveri” per le tariffe bassissime della sua clinica.
Il 25 ottobre esce dopo 127 giorni nelle prigioni israeliane di Ofer e Nafha, con una ferita ancora fresca sulla fronte.
Lo arrestano il 21 giugno. Per uscire accetta un patteggiamento con la procura militare. Ammette di far parte dell’Unione dei Comitati per il Lavoro Sanitario, un’organizzazione sanitaria palestinese che Israele ha messo al bando, e la pena è pari ai giorni già passati in carcere. La multa di 100.000 shekel la raccolgono amici e familiari.
“Vogliono dimostrare lealtà trattandoci con crudeltà”, dice delle guardie. “Ci picchiano e ci prendono a calci quando siamo ammanettati”.
“Di notte battono forte sulla porta della cella per svegliarci, e accendono e spengono la luce ogni mezz’ora. Se la spegniamo noi, minacciano lo spray al peperoncino. Per dormire ci copriamo la testa con una coperta che puzza di urina”.
“Scappiamo all’altro capo della cella, ci copriamo la testa e sopportiamo il bruciore dello spray e il soffocamento per altre due o tre ore”.
Il medico denuncia anche la scabbia, diffusa in tutte le carceri israeliane, e la mancanza di medicine. In cella con lui c’è un diabetico che dalla fine del 2023 non riceve le gocce per gli occhi. Ha perso la vista da un occhio, e Rantisi è convinto che presto la perderà anche dall’altro.
Interpellato da Haaretz, il Servizio penitenziario israeliano sostiene che le accuse sono parte di una “campagna diffamatoria” e ai detenuti sono garantite cure mediche e condizioni di vita conformi alla legge.
L’ultimo giorno, nel cortile del carcere di Ramon, una guardia lo spinge e Rantisi cade di faccia. Un ragazzo in cella con lui gli dice di denunciarlo, “perché non succeda ad altri”.
Rantisi lo racconta al direttore del carcere. “Sei un bugiardo”, gli risponde il direttore.
#westbankunderattack #palestine
Isolare i territori palestinesi significa anche impedire di documentare quello che accade.
Secondo l’ONG israeliana Yesh Din ci sono state 180 aggressioni contro i raccoglitori palestinesi nella stagione del 2026 e oltre 400 attacchi, secondo la Colonization & Wall Resistance Commission.
Gli attivisti internazionali hanno cercato di entrare per affiancare i contadini palestinesi, nonostante sia molto complesso. I respingimenti di chi è riuscito ad entrare sono stati circa 70 quest’anno.
deniedentrycampaign ha iniziato a mapparli per chiedere agli stati maggiori tutele.
Il 22 ottobre, l’IDF ha fermato un gruppo di volontari, tra cui cinque italiane. Una di loro, rientrata in Italia dopo l’espulsione, ci ha raccontato cosa è successo.
“Eravamo a casa di una famiglia palestinese quando alcuni coloni armati ci hanno raggiunte, identificate e arrestate. Siamo rimaste detenute per oltre 48 ore, prima in una stazione di polizia e poi nel centro di deportazione dell'aeroporto Ben Gurion. Il contadino che era con noi è stato costretto a rimanere seduto a terra per ore, senza acqua. Ci hanno raccontato di aver assistito alle torture di altri palestinesi arrestati, sentendoli urlare”.
Allontanare chi documenta consente l’estensione del controllo israeliano sulle terre palestinesi, lontano dagli occhi internazionali.
#westbank #settlers #idf
548 detenuti nel braccio della morte non dovranno attraversare il miglio verde in California: la decisione, a firma del governatore uscente Gavin Newsom, è la più ampia concessione di clemenza da parte di un governatore nella storia contemporanea degli Stati Uniti. Le pene saranno tutte commutate in ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.
“Credo fermamente che le uccisioni autorizzate dallo Stato siano incompatibili con i valori della California, minino le fondamenta del nostro sistema legale e sminuiscano ognuno di noi”, ha scritto in una lettera aperta ai californiani il governatore.
“Pur in assenza di esecuzioni da 20 anni, la California aveva il braccio della morte più ampio degli USA. Il governatore ha trasformato quella lunga pausa in un progresso importante e duraturo contro un sistema crudele, discriminatorio e antitetico ai diritti umani”, ha dichiarato Nadia Daar, direttrice generale di Amnesty International USA.
Perché adesso? Durante il suo mandato Newsom si è espresso più volte sulle disparità nelle condanne a morte e, poco dopo essere diventato governatore nel 2019, aveva proclamato una moratoria sulle esecuzioni.
La tempistica potrebbe essere legata anche alle ambizioni presidenziali di Newsom in vista del 2028. Per il consulente politico repubblicano Mike Madrid è una mossa audace, che rafforza la sua immagine tra gli elettori democratici più istruiti e benestanti, decisivi per vincere le primarie del partito.
La posizione sulla pena capitale può però rivelarsi un punto debole. Secondo un sondaggio del Pew Research Center condotto nel luglio 2026, gli elettori democratici sono divisi: il 51% è favorevole alla pena di morte, il 48% è contrario.
Negli ultimi anni le nuove condanne a morte in California sono passate dalle 42 del 1999 alle cinque del 2025. I californiani però hanno confermato la pena capitale in due referendum, nel 2012 e nel 2016.
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#usa #deathpenalty
Il 7 novembre gli studenti albanesi tornano davanti al ministero dell’Istruzione di Tirana per chiedere le dimissioni del premier Edi Rama. Ora protestano due volte a settimana, il mercoledì e il sabato.
Il 31 ottobre, nello stesso posto, decine di ragazzi a volto coperto hanno lanciato sampietrini e molotov contro la polizia, che ha risposto con gli idranti. Il giorno prima il ministro dell’Interno Ervin Demo aveva contato 269 minorenni arrestati dall’inizio delle proteste.
“L’Albania è un Paese in grande difficoltà. Dobbiamo affrontare problemi come la mancanza di elettricità, di acqua corrente e di risorse. Non c’è alcun motivo per cui, nel 2026, l’Albania debba ancora avere difficoltà a garantire il cibo ai propri cittadini. Ci sono persone che lavorano dalle 12 alle 16 ore al giorno e vengono pagate 400 euro al mese”.
Lo racconta una manifestante. Le prime proteste, dice, erano pacifiche. “La situazione ha cominciato a degenerare quando la polizia ha iniziato a lanciare spray urticante contro di noi. Ci aggredivano, ci spingevano e arrivavano persino ad arrestarci”.
Lei stessa è stata arrestata e detenuta tre giorni dopo aver manifestato davanti alla sede del primo ministro. “Mi hanno preso a calci. Quell’arresto era illegale, e a stabilirlo è stata anche una sentenza del tribunale”.
La mobilitazione si chiama Flamingo Revolution, dai fenicotteri della laguna di Narta. È cominciata a fine maggio a Zvërnec contro il resort di lusso che una società legata a Jared Kushner, genero di Donald Trump, vuole costruire nell’area protetta e sull’isola di Sazan. Poi è diventata una protesta contro la corruzione, i rincari e il governo.
“Quello che è iniziato con la laguna di Narta era solo la punta dell’iceberg”, dicono i manifestanti. All’Unione europea chiedono di intervenire. “Avrebbe dovuto reagire molto tempo fa. I Paesi europei avrebbero dovuto dichiarare Edi Rama persona non grata”.
“Non chiediamo soltanto le sue dimissioni, ma quelle dell’intero governo, che ha avuto un ruolo nei 36 anni di corruzione che hanno segnato l’Albania”.
Guarda il reportage completo di Alessio Tricani su InsideOver.com e sul canale YouTube
#rama #albania #protests
“Tutto quello che ricavo dalla vendita di questa casa andrà a Medici Senza Frontiere per i bambini di Gaza”.
Lo dice Eugenia, un’anziana di Rocca Cilento, in provincia di Salerno, che ha deciso di mettere in vendita la casa di famiglia e di dare tutto il ricavato all’organizzazione medico-umanitaria, per curare i bambini della Striscia.
La casa è un palazzo del Seicento con una cappella dedicata a San Giuseppe. In giardino c’è l’albero di loti che il padre di Eugenia piantò nel 1949, per il suo matrimonio.
“Quando andremo dal notaio, dovranno dirmi cosa vorranno poi farne di questi soldi, un ospedale o un’altra struttura, per non far morire più quei bambini”, racconta.
Medici Senza Frontiere lavora nei territori palestinesi dal 1988. A Gaza continua a curare la popolazione anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025: da novembre 2023 ha fatto oltre 2,2 milioni di visite, distribuisce acqua potabile a più di 400.000 persone al giorno e offre supporto psicologico.
“Questo non è un cessate il fuoco”, scrive l’organizzazione, perché l’esercito israeliano continua a colpire la Striscia e a bloccare l’ingresso di medicine e aiuti.
La storia di Eugenia l’ha raccontata per primo l’agente immobiliare Francesco Pio Figliola, nel video in cui presenta la casa. “Nella mia carriera ho avuto modo di conoscere tante persone, ma non mi era mai capitato di incontrare un gesto così importante”.
Eugenia spiega perché ha scelto proprio i bambini di Gaza. “Avete visto i video di questi bambini che vengono colpiti duramente dall’esercito israeliano, chi ha perso una gamba, chi ha perso un braccio. Le amputazioni le fanno senza anestesia. A Gaza i bambini non hanno niente. C’è bisogno di strutture sanitarie. È per questo che penso a loro”.
Crediti video Francesco Pio Figliola
#gazagenocide #medicisenzafrontiere
Il Parlamento federale belga discute tutta la notte e verso le 5 del mattino del 6 novembre approva la legge che autorizza la polizia a entrare nelle abitazioni private per i controlli sull’immigrazione. Gli agenti potranno entrare nella residenza di un cittadino straniero “anche se si tratta della casa o del luogo di residenza di una terza persona”.
“Il Belgio vanta una solida tradizione di solidarietà verso le comunità di migranti, con molte persone che aprono le porte delle proprie case e offrono alloggio, cibo e sostegno, come è loro diritto. Questo scoraggerà le persone dal fare altrettanto in futuro”, ha dichiarato prima del voto Dinushika Dissanayake, vicedirettrice regionale di Amnesty International.
Le irruzioni, autorizzate da un giudice istruttore, potranno essere disposte in base a criteri tra cui l’esistenza di un ordine di espulsione nei confronti della persona ricercata e la sua presunta pericolosità per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale. Quest’ultimo requisito, tuttavia, non è definito nel testo.
“La legge conferisce alla polizia ampi poteri per entrare nelle case delle persone a fini di controllo dell’immigrazione, tra le 5 del mattino e le 9 di sera, indipendentemente dalla presenza di bambini”, aggiunge Amnesty International.
Anche l’organizzazione belga 11.11.11 critica il provvedimento e paragona le irruzioni nelle case agli arresti dell’ICE, la polizia federale americana dell’immigrazione.
Il governo di destra del premier Bart De Wever difende la legge: serve a far eseguire gli ordini di espulsione contro chi considera un pericolo per l’ordine pubblico.
In Belgio circa il 37% dei residenti ha origini straniere, a Bruxelles quasi il 79%.
La sera del 4 novembre, prima del voto, circa 3.000 persone circondano con una catena umana il Palazzo di Giustizia di Bruxelles. La manifestazione la organizzano Amnesty International Belgio e altre 36 associazioni, con più di 50 iniziative di protesta nel resto del Paese.
Dopo il voto Amnesty chiede di cancellare subito la legge. “Nessuno deve essere trasformato in capro espiatorio per i rincari e l’insicurezza economica”, scrive Dissanayake.
#belgium #immigration #amnestyinternational
Immagina di non poter più avere accesso al tuo conto corrente da un giorno all’altro. È quanto è successo a tre milioni di persone in Paraguay, la metà della popolazione del Paese, che si sono visti bloccare i risparmi di una vita dopo il crollo di un istituto di credito chiamato Ueno Bank.
Migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere la restituzione dei propri risparmi e le dimissioni del presidente Santiago Peña, coinvolto nello scandalo e ora agli arresti domiciliari. Dopo la sua destituzione, il vicepresidente Pedro Alliana ha prestato giuramento come nuovo presidente.
Come si è arrivati a questo punto? Ueno Bank era fino a pochi anni fa una piccola banca digitale. Con Peña al governo è diventata un colosso e ha attirato più di 800 milioni di dollari dall’Istituto di Previdenza Sociale e da altri enti pubblici. Peña, fino a marzo 2025, era azionista di Ueno Holding, società partecipata da Grupo Vázquez, il conglomerato che controlla la banca.
Il 2 novembre la Banca Centrale del Paraguay ha avviato la procedura di risoluzione, lo strumento con cui l’autorità prende il controllo di una banca in crisi. Il capitale necessario a coprire i rischi era diventato insufficiente. Secondo la denuncia presentata alla Procura, i vertici hanno dato prestiti senza garanzie, spesso a imprese amiche o a società create apposta.
Ueno Bank ha finanziato anche gli eventi politici di una rete di partiti e leader di estrema destra in tutto il continente americano. È una rete legata al mondo MAGA, il movimento di Donald Trump, che arriva fino a Vox, il partito spagnolo di estrema destra. Al centro ci sono Fernando Cerimedo e Javier Negre, consulenti politici di leader come l’argentino Javier Milei.
Intanto, nelle piazze di Asunción, la capitale, la polizia ha represso le proteste con proiettili di gomma e lacrimogeni. Alla fine Peña si è dimesso e ha chiesto scusa ai cittadini.
Chi restituirà i risparmi di tre milioni di persone?
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#paraguay #uenobank
“Fin dall’inizio, il nostro piano era quello di portare questo tour negli Stati Uniti. Ma dopo settimane di tentativi, nove importanti arene americane ci hanno rifiutato.”
Lo scrive il rapper americano Macklemore in un post di sette slide su Instagram il 6 novembre, in cui parla di “intimidazioni, manipolazioni e repressione”.
Tra le arene che lo rifiutano ci sono il Madison Square Garden di New York, la Crypto.com Arena di Los Angeles e il Barclays Center di Brooklyn, più altre sei sedi tra New York, Los Angeles, San Francisco e Seattle.
Secondo Macklemore entro metà settembre aveva ricevuto date disponibili in queste arene fino alla fine dell’anno. Le date spariscono non appena le sedi scoprono che si tratta di concerti di beneficenza per la Palestina.
“Le porte erano chiuse”, scrive. “Le conversazioni erano tutte diverse, ma il risultato era lo stesso. Gli spettacoli non sarebbero stati autorizzati in quei locali.”
Macklemore era stato escluso a inizio settembre dal tour di Ed Sheeran negli Stati Uniti, dopo un discorso sul palco a sostegno della Cisgiordania occupata. Da allora organizza da solo il Free Palestine Tour: tre concerti a Dublino, Londra e Parigi a fine ottobre, più di 43.000 persone, in quello che il critico Alexis Petridis del Guardian descrive come “un trionfo”.
“Le intimidazioni e le manipolazioni che ho subito sono la tattica di chi è al potere per tenere a bada gli artisti”, scrive. “State zitti e palleggiate, altrimenti sarete puniti.”
Macklemore scrive che il clima politico negli Stati Uniti sta cambiando: il 3 novembre il democratico Abdul El-Sayed vince le elezioni per il Senato con un programma che include la fine del genocidio a Gaza e lo stop alla vendita di armi a Israele. L’AIPAC spende 42 milioni di dollari per farlo perdere, senza riuscirci.
“I miliardari credono di aver comprato anche le persone”, scrive. “Dimenticano che siamo noi a riempire le loro arene e a costruire i loro imperi. E abbiamo il potere di farli crollare.”
“Potranno anche possedere gli stadi”, chiude. “Ma non possiedono le persone che li riempiono. E non le possiederanno mai.”
#macklemore #palestine #freepalestinetour
Ali Cherri, regista e artista francese di origine libanese, ha perso i genitori, di 87 e 77 anni, nel bombardamento israeliano del 26 novembre 2024 contro un edificio residenziale di Beirut.
Nell’attacco sono stati uccisi sette civili, poche ore prima dell’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah.
Il 1° aprile 2026 Cherri presenta alla giustizia francese una denuncia, insieme alla Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH). L’accusa è di aver colpito intenzionalmente un obiettivo civile, un crimine di guerra secondo il diritto internazionale.
Il 3 novembre la sezione crimini contro l’umanità del tribunale di Parigi apre un’indagine per crimine di guerra e la affida a due giudici istruttori.
Dall’8 ottobre 2023 gli attacchi israeliani in Libano hanno ucciso 8.957 persone, secondo il ministero della Salute libanese. Tra la fine di novembre 2024 e il 1° marzo 2026, nonostante il cessate il fuoco, l’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani (OHCHR) ha verificato l’uccisione di 139 civili in operazioni israeliane proseguite quasi ogni giorno.
Dal 2 marzo 2026, con la ripresa dei bombardamenti, i morti sono 4.390, sempre secondo il ministero. Dal 16 aprile è in vigore un nuovo cessate il fuoco, ma nei primi 5 giorni di novembre almeno tre persone sono state uccise nel sud del Paese, riferisce l’agenzia azera APA.
Israele usa il fosforo bianco nel sud del Libano dall’ottobre 2023, documenta Human Rights Watch. È una sostanza incendiaria che prende fuoco a contatto con l’aria e provoca ustioni profonde. Nel 2024 l’organizzazione ne ha verificato l’uso in almeno 17 comuni, in cinque dei quali le munizioni sono esplose sopra edifici residenziali. Usarlo in aree abitate è “indiscriminato” e vietato dal diritto internazionale umanitario.
L’esercito israeliano ha negato di averlo usato nell’ottobre 2023, poi ha ammesso che i suoi proiettili fumogeni lo contengono.
Sull’inchiesta di Parigi Amnesty International dice: “Un passo fondamentale e atteso da tempo per incrinare il muro di impunità di cui godono le forze israeliane per i crimini di guerra”.
@cbonneauimages
#lebanonunderattack #france
Le elezioni di midterm riaprono il dibattito sul rapporto tra Stati Uniti e Israele. Guerra con l’Iran, crisi a Gaza e perdita di consenso della lobby AIPAC sono indicati come segnali di una possibile svolta dopo decenni di sostegno bipartisan a Tel Aviv.
Leggi l’articolo completo di @MarcoCarnelos
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In Ucraina 3,6 milioni di persone vivono lontano da casa a causa dell’invasione russa iniziata nel febbraio 2022.
Sono sfollati dentro il proprio Paese, non profughi all’estero.
A contarle è l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), l’agenzia dell’Onu che segue gli spostamenti di persone, con interviste telefoniche fatte tra il 24 giugno e il 26 agosto 2026.
Il 68% è sfollato da più di due anni e metà da almeno tre anni e undici mesi. Nei tre mesi prima dell’intervista 119.000 persone sono state costrette a lasciare casa, o a spostarsi di nuovo.
Il 57%, cioè 2.070.000 persone, viene da distretti occupati dalla Russia in tutto o in parte. Le regioni d’origine più frequenti sono Donetsk (30%) e Kharkiv (16%). Tra chi è sfollato da più di un anno, il 43% di chi viene da zone occupate dice di non avere speranza di tornare, contro il 35% di chi viene da zone non occupate.
L’89% non pensa di spostarsi nei prossimi tre mesi e il 9% progetta di tornare a casa.
Il 62% vive in affitto, circa 2.260.000 persone. Il 12% di chi è in affitto o ospite gratis pensa di rischiare di perdere l’alloggio entro sei mesi.
Un terzo degli sfollati, 1.210.000 persone, abita in distretti vicini al fronte, dove si combatte o che confinano con territori occupati. Il 57% ha avuto tagli di corrente senza preavviso negli ultimi tre mesi. Il 28% dice di non avere lenzuola né asciugamani, il 25% ha bisogno di apparecchi per il riscaldamento.
Nelle famiglie con un componente disabile, circa 1.380.000 persone, l’86% ha avuto bisogno di cure mediche negli ultimi tre mesi e il 48% le ha ottenute tutte. Il 57% ha ridotto le spese sanitarie essenziali.
L’Oim chiede che gli aiuti arrivino alle famiglie più vulnerabili vicino al fronte prima che i rischi dell’inverno diventino critici.
#ukraine #russia
“Trump ha ragione”. Il neo eletto Abdoul El-Sayed, primo musulmano della storia al Senato degli Stati Uniti, ha elogiato l’annuncio di Donald Trump sul taglio degli aiuti a Israele.
Una dichiarazione che rompe schemi consolidati nella politica americana.
Leggi l’articolo completo di Davide Malacaria
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Follow the Money: come finanza e geopolitica si influenzano.
Un corso con @Murandrea1 per capire come mercati finanziari, interessi economici e strategie geopolitiche si intrecciano negli equilibri internazionali.
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La Cina punta sulla nuova generazione di difesa antimissile. L’HQ-9B, il più avanzato sistema della famiglia HQ-9, ha intercettato con successo due nuovi tipi di bersagli missilistici durante un recente test.
Pechino afferma che il sistema sia in grado di contrastare anche minacce ipersoniche e sciami di droni.
Leggi l’articolo completo di Davide Ragnolini
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“Gaza non può essere libera se la governa chi la usa come base per una guerra contro un vicino che non può sconfiggere”.
Lo dice l’ex premier britannico Tony Blair a settembre, durante un briefing del Board of Peace, l’organismo voluto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump per il futuro di Gaza, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu.
Giovedì 5 novembre Blair incontra in Israele il premier Benjamin Netanyahu e il presidente Isaac Herzog per far avanzare il piano di Trump. Il piano prevede la smilitarizzazione della Striscia e lo smantellamento delle strutture militari e di governo di Hamas.
Herzog lo riceve mentre consulta i partiti per formare il nuovo governo dopo le elezioni del 27 ottobre. Venerdì 6 novembre è previsto anche un incontro con Gadi Eisenkot, leader del partito di centrodestra Yashar.
Lo stesso giorno Noura Sheikh El-Eid, 54 anni, saluta la figlia in partenza per le cure e torna alla sua tenda ad Al-Mawasi, nel sud di Gaza. Le forze israeliane le sparano e la uccidono, racconta Drop Site News.
Il nipote, Mohammed Sheikh El-Eid, dice a Drop Site che gli abitanti della zona sono bersagliati ogni giorno dagli spari israeliani: “Passiamo ore sdraiati a terra. Le persone, comprese donne e bambini, vengono uccise dentro le loro tende”.
In 24 ore Israele uccide almeno 8 persone. Dall’inizio del cessate il fuoco, il 10 ottobre 2025, ne ha uccise oltre 1.600.
Più di 340 bambini risultano uccisi e centinaia feriti dall’annuncio dell’accordo, dice il 17 ottobre l’Unicef, l’agenzia dell’Onu per l’infanzia. Ad ottobre i bambini uccisi da Israele a Gaza sono 19.
“Per le famiglie in lutto, queste terribili statistiche non equivalgono a un cessate il fuoco”, dice il portavoce Unicef Ricardo Pires.
#boardofpeace #gazagenocide #israel
“Ricordate, non sono stati i Repubblicani, ma i Dumocrati”.
“Dumocrati” è il termine dispregiativo che mescola “Democrats” e l’inglese “dumb”, stupido.
Lo scrive su Truth Social il presidente americano Donald Trump il 5 novembre, dopo una delle peggiori giornate di Wall Street dall’aprile 2025, due giorni dopo le elezioni di metà mandato vinte dai democratici con la maggioranza alla Camera e al Senato.
Nello stesso post attribuisce il crollo ai risultati elettorali: “Il mercato azionario ha vissuto una delle peggiori giornate della storia a causa dei risultati delle elezioni. È così triste da vedere! Ci è voluto tanto lavoro per portarci a livelli mai raggiunti prima, e poi è successo questo”. E sui risparmi pensionistici degli americani: “I vostri fondi pensione 401(k) hanno quindi perso valore”.
Il 5 novembre il Nasdaq ha perso il 5,52%, l’S&P 500 il 4,36% e il Dow Jones è sceso di 1.833 punti, pari al 3,44%. A pesare sui mercati sono stati soprattutto i titoli tecnologici e le società legate all’intelligenza artificiale, con Nvidia che ha perso oltre il 9%.
Gli investitori temono che la nuova maggioranza democratica possa introdurre controlli più severi sulle grandi aziende tecnologiche e rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. A queste preoccupazioni si aggiungono i dubbi sugli enormi investimenti necessari per costruire nuovi data center e sulla loro sostenibilità economica.
Il crollo ha colpito anche il patrimonio del presidente, che il 5 novembre si è ridotto di circa 51 milioni di dollari, dopo i 168 milioni persi il giorno prima. Secondo Forbes, dal giorno del voto la sua fortuna personale è scesa di 219 milioni, a 6,3 miliardi: le azioni della sua società Trump Media & Technology Group sono arrivate a perdere più del 15%, dopo il crollo di quasi il 25% del 4 novembre.
La sera del 5 novembre, in un secondo messaggio, Trump accusa gli elettori: “Il mercato azionario è crollato oggi perché i Dumocrati hanno avuto un grande martedì. È così triste da vedere, potete incolpare soltanto voi stessi”.
#democrats #usa #trump
Per l’FBI dietro al maxi attacco da 6,3 miliardi di dollari contro Binance ci sarebbe ancora la Corea del Nord. Dopo il colpo a Bybit, gli hacker di Kim Jong Un tornano al centro della scena con quella che viene considerata una delle più grandi operazioni cyber mai realizzate nel settore delle criptovalute.
Dietro i furti non ci sarebbe soltanto abilità tecnica, ma un sistema che da anni seleziona, forma e addestra specialisti informatici destinati a operare nelle unità cyber di Pyongyang.
Leggi l’articolo completo di @Fede0fede
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“Qui ci sono persone che non possono mangiare perché non hanno potuto ritirare i loro risparmi”.
Lo dice un manifestante ad Asunción, la capitale del Paraguay, dove migliaia di persone scendono in piazza dopo il crac di Ueno Bank. Quasi tre milioni di correntisti non riescono più ad accedere ai loro conti.
La polizia disperde la folla con proiettili di gomma, gas lacrimogeni e camion con gli idranti.
Il 2 novembre la Banca Centrale avvia la chiusura della banca, la cui solvenza è scesa sotto la metà del minimo di legge. Ueno era una banca digitale marginale, diventata un colosso durante il mandato del presidente Santiago Peña: ha attirato oltre 5 mila miliardi di guaraní, circa 869 milioni di dollari, dall’Istituto di previdenza sociale, che gestisce le pensioni, e da altri enti pubblici.
Un fondo di garanzia restituisce fino a 75 salari minimi a persona: per le prime stime della Banca Centrale copre per intero il 97% dei saldi.
Peña è stato fino a marzo 2025 socio d’affari del gruppo Vázquez, che controlla Ueno. Secondo l’opposizione, che ne chiede la destituzione, era anche azionista di Ueno Holding, società del gruppo. La banca dice che non lo è mai stato.
Si dimette per omessa vigilanza il presidente della Banca Centrale, Carlos Carvallo, ex dirigente di Ueno. La procura ordina l’arresto di otto persone, tra cui l’amministratore delegato Miguel Vázquez: sei vengono arrestate, due sono latitanti.
Il 5 novembre, dopo l’accusa presentata dall’opposizione per destituirlo, Peña annuncia le dimissioni. “Lo faccio pensando alla stabilità del nostro Paese, alla pace sociale”. Il Congresso non le ha accettate.
Secondo i siti spagnoli Diario Red e Pandemia Digital, la banca ha finanziato anche l’ultradestra: ha pagato l’Hispanic Prosperity Gala di Mar-a-Lago, dove a febbraio l’argentino Fernando Cerimedo, consulente di Javier Milei, ha ricevuto il premio di “uomo MAGA” dell’America Latina.
“È un disastro totale. Non sono stato colpito direttamente, ma persone a me vicine sì”, dice a InsideOver il giornalista investigativo paraguaiano Aldo Benitez.
Leggi l’articolo di @MariannaLentini su InsideOver
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#paraguay
Gli Stati Uniti hanno dato a Israele 25,7 miliardi di dollari di aiuti militari tra ottobre 2023 e settembre 2026. Altri 39,68 miliardi sono vendite di armi americane a Israele notificate ufficialmente. Nel 2024 Friends of the IDF, la rete statunitense che sostiene l’esercito israeliano, ha raccolto 180,7 milioni di dollari in donazioni.
Sono tre delle voci di Blood Money, una mappa online che un collettivo anonimo ha costruito per seguire il denaro del genocidio a Gaza, della distruzione del Sud del Libano e della guerra contro l’Iran. In tutto i flussi censiti valgono 150,23 miliardi di dollari.
Nella mappa si incrociano aiuti militari, vendite e licenze di armi, soldi delle lobby, investimenti e donazioni di aziende, fondi, Stati, comitati elettorali (PAC) e singole persone.
Tra i nomi ci sono Donald Trump e suo genero Jared Kushner, fondatore della società di private equity Affinity Partners e nel consiglio di Friends of the IDF fino al 2017.
Ogni flusso ha alle spalle almeno un documento: un registro ufficiale, un atto normativo, un atto dell’Onu o di un tribunale, un’inchiesta giornalistica. La mappa distingue i collegamenti confermati da una fonte primaria da quelli riportati solo dai media.
Nel giugno 2025 la relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese ha pubblicato il rapporto “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”, che mette in fila i legami tra governi e imprese. La relatrice scrive di poter documentare solo “la punta dell’iceberg” e avverte che la complicità non finirà “senza che il settore privato, compresi i suoi dirigenti, sia chiamato a risponderne”.
#gazagenocide #israel #bloodmoney




















