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Alle Nazioni Unite, come ogni anno, è stata votata oggi una risoluzione dell’Assemblea generale che chiede di revocare l’embargo economico, commerciale e finanziario statunitense contro Cuba. L’Italia, nel ribadire la vicinanza al popolo cubano e la necessità di continuare gli aiuti umanitari, ha scelto di astenersi assieme ad altri paesi alleati come Germania, Olanda, Polonia, Grecia, Bulgaria, Romania, Estonia, Lettonia e Croazia.
In sintesi, l’Italia - si riferisce in una nota della Farnesina- ritiene che vada accelerato un cambiamento con le autorità cubane: l’embargo economico imposto dagli Stati Uniti a Cuba ha conseguenze economiche e umanitarie negative per il popolo cubano. La revoca dell’embargo potrebbe rendere più efficaci le riforme economiche e favorire una ulteriore apertura dell’economia cubana, a beneficio del popolo cubano: ma le riforme non arrivano, le decisioni delle autorità cubane sono il motivo della crisi attuale. La mancanza di libertà politiche ed economiche, le debolezze strutturali e le inefficienze di lunga data del sistema economico hanno contribuito in misura significativa alla crisi attuale.
Nelle scorse settimane, l'Avana ha accusato Washington di condurre un'offensiva diplomatica per costringere Paesi a ritirare il loro sostegno a Cuba, "Il mondo ancora una volta si è espresso a stragrande maggioranza contro l'embargo, nonostante le pressioni più sfacciate e i ricatti degli Stati Uniti per cambiare il risultato della votazione", ha scritto su X il presidente cubano Miguel Diaz-Canel celebrando l'adozione della risoluzione e denunciando quelli che definisce "metodi coercitivi da gangster" degli Usa.
Prima della votazione, c'e' stato uno vero scontro nella sala dell'Assemblea Generale tra il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, che ha accusato Washington di voler "determinare il destino della mia nazione" e di "sequestrare" la sua ricchezza, ed ha urlato "sei un bugiardo" all'ambasciatore Usa all'Onu, Mike Waltz che ha negato che Cuba sia sotto embargo, affermando che "la sofferenza del popolo cubano è esclusivamente responsabilità di questo corrotto regime comunista".
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"Cominciamo col dire che il principio della minore età che è stato consacrato nel codice del 1930, perché noi avevamo un codice penale del 1930 firmato da Mussolini, oggi forse dovrebbe essere rivisto. Un diciassettenne un secolo fa non era come un diciassettenne di oggi e questo credo non sia necessario avere studiato psicologia per saperlo". Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, ospite a 'Cinque minuti', su casi che vedono coinvolti minori e ad esempio l'aggressione di oggi di un docente a Torino.
"Più che a ridurre l'imputabilità sotto i 14 anni, che oggi non è nelle previsioni di governo, vorrei che si smettesse di considerare un diciassettenne per principio una persona che deve essere, qualsiasi cosa faccia, trattata con comprensione, con amorevole sollecitudine e con una sorta di 'perdonismo buonista' perché poi se vai a interpellare la vittima vi dirà che non è del tutto d'accordo che un diciassettenne aggressivo e cattivo, per il fatto stesso di avere 17 anni, debba evitare la prigione".
Ieri, alla Camera di @Montecitorio, durante le audizioni sull’EU Kids Act, si è discusso sulla proposta di regolamento europeo che punta a rendere più sicuri gli ambienti digitali frequentati dai minori. Al centro del confronto non solo i limiti d’età per i social network, ma anche i chatbot capaci di simulare empatia, affetto e relazioni personali.
A richiamare l’attenzione su questo rischio è stato il presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Pasquale Stanzione, che ha parlato del “loop dell’empatia infinita”: un meccanismo per cui il tono costantemente disponibile e lusinghiero di un chatbot potrebbe rendere meno gratificanti, per confronto, i rapporti con le persone reali.
“Il loop dell’empatia infinita”, ha spiegato, “rischia infatti di generare una dipendenza tale da svalutare, per converso, i rapporti umani”, che possono apparire troppo complessi e poco soddisfacenti, favorendo così l’isolamento.
Il Garante ha richiamato il cosiddetto ‘effetto Eliza’, il fenomeno per cui si tende ad attribuire comprensione e intenzioni umane a un programma informatico che conversa con loro. Una questione che assume un peso particolare quando l’interlocutore è un ragazzo ancora impegnato a costruire la propria identità e le proprie relazioni.
Non significa che chiedere un consiglio a un chatbot sia di per sé dannoso. La questione è quando l’interazione artificiale diventa un sostituto delle relazioni personali, soprattutto nei momenti di fragilità.
Un’indicazione sulla diffusione di questi comportamenti arriva da un’indagine Ipsos Doxa per Telefono Azzurro, del 2026: tra i ragazzi intervistati, il 14% dichiara di rivolgersi spesso ai chatbot per consigli personalizzati e un ulteriore 34% afferma di averlo fatto almeno qualche volta. Il 23% riferisce di essersi sentito non giudicato e il 16% meno solo dopo aver interagito con questi strumenti.
Nella prospettiva degli psicoterapeuti, il punto è che una relazione umana non offre sempre la risposta desiderata. Richiede di confrontarsi con l’attesa, con il disaccordo e con la possibilità di non essere compresi immediatamente. Sono esperienze che partecipano alla costruzione dell’autonomia emotiva.



