Asja Energy retweeted
Per abbassare i costi dell’energia non basta solo installare più rinnovabili, conta anche quali qualenergia.it/pro/articoli-…
Nel nostro Paese, oltre ad aumentare il ritmo bisogna anche riequilibrare il mix di sviluppo.
Non solo installiamo meno rispetto ai grandi Paesi europei, ma installiamo quasi solo fotovoltaico e pochissimo eolico. Dei 7,4 GW installati nel 2024, 6,8 GW sono stati fotovoltaici e circa 0,6 GW eolici. Dei 7,2 GW del 2025, solo 608 MW di nuovo eolico e 6,4 GW di fotovoltaico.
Questo squilibrio comporta costi al sistema che potremmo evitare pianificando ex-ante il mix di nuova potenza con un rapporto 50% eolico e 50% fotovoltaico, invece dell’attuale 85% fotovoltaico e 15% eolico, per valorizzarne la complementarità. Il fotovoltaico produce di giorno e più in estate, l’eolico soprattutto di notte, in autunno e in inverno. Insieme seguono molto meglio l’andamento della domanda, riducendo il fabbisogno di storage sia quotidiano sia stagionale e l’energia che il sistema non riesce a utilizzare (curtailment).
Per poter ridurre costi e sprechi bisogna poterli realizzare gli impianti, mentre attualmente 9 progetti eolici su 10 ricevono il parere negativo del Ministero della Cultura anche dopo la valutazione ambientale favorevole del MASE.
Per superare lo stallo basterebbe limitare l’effetto vincolante del parere del MiC ai soli progetti che interessino anche aree di pregio, mantenendolo invece non vincolante in tutte le altre aree che non sono oggetto di tutela qualificata, individuate con precisione: rerebaudengo.it/due-misure-a…
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I prezzi dell’energia in Italia sono fuori controllo, anche oggi, con il PUN a 246,67 €/MWh, trainato dal prezzo del gas TTF che si mantiene stabilmente alto, intorno ai 95 €/MWh (27 ottobre 2026) qualenergia.it/pro/documenti…
Il segnale è inequivocabile, l’Italia deve accelerare la produzione di elettricità rinnovabile, la via più rapida ed efficace per garantire energia strutturalmente a basso costo.
Al contrario, le nuove installazioni stanno subendo una preoccupante frenata.
Con l’attuale ritmo il 2026 chiuderebbe intorno ai 7 GW di nuova potenza, meno del 2025, che a sua volta era già in calo sul 2024 greenreport.it/news/nuove-en…
Siamo di fronte a un paradosso insostenibile. I costi e i rischi della nostra dipendenza dalle importazioni fossili continuano ad aumentare: è fondamentale spingere la crescita delle rinnovabili.
Sbloccare le autorizzazioni vuol dire proteggere le bollette degli italiani e ridare competitività alle nostre imprese. Basterebbero due modifiche al Testo Unico FER: rerebaudengo.it/due-misure-a…
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Per la prima volta nella storia, le auto che vanno solo a benzina scendono sotto la soglia del 50% delle vendite globali. È il segno concreto di un cambio di fase nel mercato automobilistico mondiale. elettronauti.it/auto-benzina…
In Europa c’è stato un boom di vendite di auto elettriche (BEV), nei primi otto mesi del 2026 sono aumentate del 45% rispetto allo stesso periodo del 2025. A spingerle sono prezzi di auto e batterie in calo e il rincaro dei carburanti. key-expo.com/it/dettaglio-ne…
I benefici riguardano anche la sicurezza energetica. Nei sei mesi successivi alla crisi nello Stretto di Hormuz, i veicoli elettrici dei Paesi importatori di petrolio hanno evitato il consumo di 200 milioni di barili di greggio, per un valore complessivo di circa 20 miliardi di dollari. qualenergia.it/articoli/caro…
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Come ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, il cambiamento climatico ha causato danni per oltre 200 miliardi di dollari nel 2025, una cifra più che doppia rispetto ai primi anni 2000.
A preoccupare è soprattutto la loro rapida crescita.
Il cambiamento climatico che era prima visto come una minaccia alle future generazioni sta già avendo conseguenze economiche e finanziare, riducendo la produttività, distruggendo il capitale fisico e mettendo sotto pressione le finanze pubbliche.
La responsabilità per le politiche sul clima è prima di tutto dei Governi che hanno la legittimità democratica e gli strumenti per guidare la transizione.
greenreport.it/news/crisi-cl…
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Le rinnovabili possono dare una soluzione immediata all’urgenza giustamente richiamata dal Governo di aumentare la sicurezza e ridurre i costi dell’energia.
Apprezzo che il Governo abbia riaffermato con fermezza il proprio sostegno a Kiev e posto in luce il ruolo dell’energia come leva per finanziare il conflitto. Condivido l'esigenza, nelle Comunicazioni al Senato riferita a livello europeo, di trovare una risposta rapida sull’energia e di fare in modo che le regole non aggravino gli effetti delle crisi.
Può essere l’occasione per far funzionare, anzitutto, le regole nazionali che oggi rallentano proprio le rinnovabili, cioè gli impianti che producono al minor costo e con risorse nazionali.
Dopo anni di lavoro sul Testo Unico FER, abbiamo un quadro normativo che potrebbe essere in grado di superare le attuali criticità del permitting: basterebbero due modifiche normative su istituti già presenti nell'ordinamento (Parere paesaggistico e Tempi certi nelle Regioni). rerebaudengo.it/sicurezza-e-…
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Dalla fine di febbraio di quest’anno, i prezzi del gas sono aumentati del 140%, quelli del gasolio sono raddoppiati, ricordano in Europa.
ansa.it/europa/notizie/rubri…
In Italia, i 14 miliardi di nuovo debito pubblico per il caro energia dovrebbero finanziare investimenti che, nei fatti, riducano in modo strutturale la nostra vulnerabilità, non misure come il taglio delle accise, che, nei fatti, sostengono la domanda di combustibili fossili. È la stessa Commissione europea a prevederlo.
Ma è bene ricordarlo perché anche sui proventi delle aste EU ETS l'Italia ha ricevuto precise indicazioni europee che finora non ha rispettato nell’uso dei fondi.
L’Europa prevede che gli Stati investano nella decarbonizzazione l'intero ammontare dei proventi delle aste ETS (fino al 2023 l’ Europa raccomandava di impiegarne almeno il 50%). Ma in Italia, appena il 9% dei fondi ETS sono andati alla transizione, solo 1,6 miliardi sui 18 miliardi incassati dalle aste tra il 2012 e il 2024 (@eccoclimate) greenreport.it/news/nuove-en…
Peraltro, quanti oggi chiedono di sospendere o indebolire l'ETS dovrebbero anche dire con franchezza quale modello di sviluppo propongono in alternativa.
La direzione dell'innovazione sostenibile era tracciata già quasi vent'anni fa. Nel dicembre 2008 il Parlamento europeo approvò il pacchetto 20-20-20, che indicò la strada della riduzione delle emissioni di CO2 e la crescita di rinnovabili ed efficienza.
Non è pensabile far crescere le imprese difendendo lo status quo, non è mai accaduto che si cresca smettendo di innovare.
Chi oggi installa impianti rinnovabili non installa quelli di vent'anni fa, ma tecnologie più efficienti e competitive. Lo stesso deve valere per l'industria dell'auto, che ha avuto tempo per innovare competenze e processi produttivi e ridurre le proprie esternalità, evitando di inquinare l'aria e surriscaldare il pianeta.
Per l’automotive la frontiera della crescita è l'elettrico, e c’è la rivoluzione delle batterie allo stato solido in arrivo. Se l'Europa non sarà pronta a produrle, resteremo un cliente senza potere negoziale, con il rischio che potremmo non vederci più vendere le batterie e ritrovarci a dover comprare direttamente le auto finite anziché i componenti, perdendo valore aggiunto, competenze e autonomia industriale.
Se nuovo debito dobbiamo fare, che la flessibilità per l’energia sia un debito che costruisce futuro, non uno che lo ipoteca.
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L'Italia acquista dall’estero circa l’80% dell'energia, principalmente gas e petrolio che serve per la mobilità dei trasporti, il riscaldamento degli edifici, le attività industriali, la produzione di energia elettrica.
Il nostro Paese non dispone praticamente di fonti fossili (gas, petrolio, carbone), dipende dalle forniture estere e questo lo espone a rischi e costi crescenti, con ricadute dirette sulla sicurezza nazionale e sull'economia. È una vulnerabilità che conosciamo da anni, ogni guerra o tensione geopolitica si traduce in un aumento delle bollette per le famiglie e le imprese.
Per questo è urgente produrre più elettricità in Italia da fonti rinnovabili, le uniche di cui disponiamo, e accelerare l'elettrificazione dei consumi.
Questa urgenza richiede un’azione immediata. Ma non una riforma del Titolo V, sarebbe troppo lunga e complessa, aprirebbe uno scontro con le Regioni, darebbe risultati non prima di quattro o cinque anni, con l'incognita di un referendum e per giunta a cavallo di una nuova legislatura.
Allo stato attuale, non è una soluzione nemmeno la nomina di un Commissario, aggiungerebbe un ulteriore livello decisionale a una filiera già sovraffollata, con il rischio di allungare i tempi anziché ridurli e vanificare la fatica fatta in questi quattro anni per costruire il Testo Unico FER.
L'unica strada per installare rapidamente nuovi impianti rinnovabili e ridurre in tempi brevi i prezzi dell'elettricità è far funzionare il quadro attuale. Bastano due modifiche al Testo Unico, da inserire nel DL Imprese, per sciogliere i nodi autorizzativi più difficili: i dinieghi del MiC, che arrivano anche dopo la valutazione ambientale favorevole del MASE, e la lentezza delle Regioni nell'istruire le pratiche.
rerebaudengo.it/due-misure-a…
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Gli impatti dell'aumento dei prezzi di petrolio e gas sull'economia italiana sono peggiori di quanto ci si aspettasse, anche soltanto fino allo scorso 11 settembre 2026, quando l'Italia ha inviato alla Commissione europea la richiesta di poter fare fino a 14,4 miliardi di deficit in più per l'energia nel 2026-2028.
A settembre l'inflazione è balzata al 4,2%, trainata dall'energia, e l'Italia ha inviato una nuova lettera a Bruxelles con la richiesta di ulteriore flessibilità a causa dell'impatto dell'inflazione.
I rincari dei combustibili fossili li paghiamo due volte, in bolletta e negli interessi sul debito.
Dall'inizio della guerra in Iran, i costi aggiuntivi per petrolio e gas hanno superato i 100 miliardi di euro in Europa, abbiamo speso molto di più per avere lo stesso.
Per ridurre questa dipendenza, la Presidente von der Leyen ha indicato la strada dell'elettrificazione ribadendo che non possiamo chiedere di passare all'elettricità quando in media costa quasi tre volte più del gas. La regola dovrebbe essere semplice, l'elettricità non va tassata più del gas.
Questi fattori meritano attenzione politica e azioni urgenti, soprattutto in Italia, per più ordini di motivi.
In primo luogo, perché i rialzi dei prezzi dei fossili colpiscono ogni economia in proporzione a quanto ne dipende, e l'Italia è, tra le grandi economie europee, la più dipendente dalle importazioni di combustibili fossili. Per questo paghiamo un conto più salato che altrove e in continua crescita. Ogni rialzo dei prezzi significa pagare di più per comprare gli stessi barili e metri cubi di gas. È ricchezza che esce dal Paese, mentre il reddito reale di famiglie e imprese scende.
In secondo luogo, sull'elettrificazione dei consumi non stiamo andando nella giusta direzione. Come spiega l'autorevole Energy Square, la fiscalità energetica italiana penalizza il vettore che molte tecnologie efficienti devono usare di più: l'elettricità. Questo altera la convenienza di pompe di calore, veicoli elettrici e processi industriali elettrificati. In alcune configurazioni, la fiscalità può erodere oltre tre quarti del vantaggio energetico ottenuto passando dalla combustione all'elettrico. Per rimuovere questa distorsione serve riequilibrare la fiscalità tra elettricità e gas, con l'obiettivo di smettere di penalizzare proprio gli investimenti che riducono i consumi energetici e la dipendenza dai combustibili fossili it.linkedin.com/posts/energy…
Se in questo momento servisse più coraggio, dovremmo augurarci che l'Italia lo trovi non per aumentare il debito pubblico, o quantomeno per dare priorità ad azioni a costo zero che riducono la dipendenza dai fossili in modo strutturale e con benefici già nel breve termine.
Dovremmo sbloccare i cantieri per installare nuovi impianti di generazione elettrica rinnovabile, cioè i progetti che oggi restano fermi per iter autorizzativi lunghi anni e che, in tanti casi, si bloccano del tutto. Per farlo basterebbero due modifiche al Testo Unico FER (d.lgs. 190/2024), da inserire nel DL Imprese di prossima emanazione. greenreport.it/editoriale/63…
Il nostro Amministratore Delegato, @tommasocassata, è stato confermato nel Consiglio Generale di @Sicind_Conf, su designazione del Consiglio di Delegazione di Sicindustria Palermo.
Un ringraziamento per la fiducia al Presidente Luigi Rizzolo e al Presidente della Delegazione di Palermo, Luciano Basile.
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Per mesi il disaccoppiamento ha spopolato nel dibattito politico come soluzione panacea del caro energia. Ma lo strumento chiave per disaccoppiare, in pratica, il prezzo dell'elettricità rinnovabile dal gas, cioè le aste competitive, resta da anni pressoché fermo nei cassetti.
È incomprensibile, perché il ritardo nell'utilizzo delle aste significa far perdere al Paese occasioni concrete per comprare elettricità a meno di 60 €/MWh — il prezzo medio dell'ultima asta FER X — cioè a meno di un terzo del PUN (203 €/MWh al 29 settembre 2026 qualenergia.it/pro/documenti…).
Occasioni colte invece dalla Germania, che svolge aste competitive ogni tre o quattro mesi, ogni anno, con date fissate con anni di anticipo e rispettate round dopo round. Lo fa proprio per garantirsi un flusso costante di capacità rinnovabile a prezzo fisso e disaccoppiato dal gas, a beneficio dei cittadini, che risparmiano, e degli operatori, che godono di stabilità, prevedibilità e certezza e possono quindi pianificare investimenti a lungo termine senza essere esposti a continui cambiamenti che aumentano il rischio regolatorio.
In Italia abbiamo aspettato quattro anni il decreto FER X, e nel frattempo abbiamo visto cambiare più volte in corsa lo stesso impianto normativo: dal FER X Transitorio, con due sole aste nel 2025 (una riservata al fotovoltaico con i nuovi criteri NZIA), al FER X definitivo, un meccanismo che a un giorno dalla scadenza per le richieste di qualifica (30 settembre) è ancora pieno di punti interrogativi. E con 90 giorni di istruttoria, più i tempi della fase delle offerte, la prima asta che «doveva» svolgersi entro fine 2026 arriverà a graduatoria, di fatto, nel 2027.
Vediamo inoltre affacciarsi sulla scena un meccanismo d'asta nuovo, più complesso e mai rodato — il FER Z — destinato a diventare il principale veicolo per sviluppare il fotovoltaico utility scale, la tecnologia più competitiva in assoluto.
In Italia si fanno da anni pochissime aste e con le decisioni attuali stiamo andando nella direzione opposta a quella che dovremmo, perché il Paese ha bisogno di più energia elettrica rinnovabile, il prima possibile, al costo più basso.
Serve programmare un calendario di aste competitive strutturato e di lungo periodo, con meccanismi già rodati e contingenti di nuova potenza rinnovabile adeguati, tenendo conto anche della pipeline di progetti già in iter autorizzativo.
Sarebbe un'azione in grado di incidere sul caro energia, riducendo i prezzi già nel breve periodo.
In parallelo alla definizione del calendario delle aste, dovremmo ovviamente accelerare la realizzazione dei nuovi impianti rinnovabili. Per farlo basterebbero due sole modifiche all'attuale Testo Unico FER, come spiego in questo articolo: greenreport.it/editoriale/63…
Asja Energy retweeted
Certamente è prioritario occuparci del “tetto” nelle classi e che l’italiano sia conosciuto per frequentarle, ma bisogna anche fare in modo che i tetti non cadano in testa.
Nell’ultimo anno scolastico sono avvenuti 68 crolli nelle scuole, in media, uno a settimana.
Circa il 60% degli istituti non possiede né il certificato di agibilità né quello di prevenzione incendi, e solo il 40% degli istituti è accessibile agli alunni con disabilità motoria.
Gli edifici hanno in media 60 anni, la metà risale a prima del 1976 (cioè prima della normativa antisismica).
Studenti e docenti stanno dentro “aule forno", perché meno dell’8% degli istituti dispone di sistemi di condizionamento o ventilazione.
Sono aumentate le denunce di infortuni a scuola, compresi quelli mortali.
La sicurezza nelle scuole sia la più urgente delle priorità, quella a cui dedicare, doverosamente, interventi immediati per risolvere le già gravi carenze dell’edilizia scolastica, aggravate dagli impatti del cambiamento climatico sui territori.
Fonte dati: XXIV Rapporto di Cittadinanzattiva tecnicadellascuola.it/emerge…
Asja Energy retweeted
Le auto elettriche sono arrivate alla terza generazione, prezzi crollati fino al 50% e velocità di ricarica triplicata in pochi anni, autonomia anche di 600 km e sono in arrivo le batterie allo stato solido dalle grandi autonomie e tempi di ricarica ancora più brevi.
Da vedere il servizio di #PresaDiretta: raiplay.it/video/2026/09/Mob…
E guidare un’auto elettrica in città conviene, si può risparmiare rispetto a un’auto a benzina o diesel, secondo l’Osservatorio @adiconsum – TariffEv tg24.sky.it/economia/2026/09…
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Rinnovabili, la carta vincente. Ma nel nostro Paese continuiamo a tenerci l'asso nella manica!
Come ho spiegato a #PresaDiretta, migliaia di progetti rinnovabili restano fermi per i NO del Ministero della Cultura, l'inerzia delle Regioni e anche per le difficoltà in cui opera la Commissione PNRR – PNIEC.
Infatti, se di Commissari c'è bisogno, si nominino quelli che mancano a questa Commissione: nata nel 2021 per accelerare la VIA, è oggi un imbuto che accumula ritardi anche di anni. È sottorganico fin dalla costituzione — cinquanta Commissari contro i settanta previsti, che andrebbero portati ad almeno cento.
Non a caso, la Commissione stessa è tornata a chiedere di aumentare il numero dei Commissari e confermare quelli in scadenza.
I progetti restano anni ad aspettare una soluzione finale, in un momento in cui dovremmo fare esattamente il contrario. È veramente irragionevole perché avremmo la possibilità di produrre energia elettrica in modo indipendente dalle importazioni e a costi che sono meno della metà dei costi di produzione dell'elettricità da gas.
Ringrazio la Redazione di @Presa_Diretta, @IaconaRiccardo, @ale_macina e tutta l'ottima squadra, davvero complimenti per l'importante servizio pubblico che portate avanti con grande serietà e qualità!
@RaiPlay raiplay.it/video/2026/09/Rin…
Asja Energy retweeted
Mentre il prezzo del gas supera 80 euro/MWh - il livello più alto da fine 2022 - 13 GW di progetti rinnovabili (dato Anie Rinnovabili) restano bloccati al Consiglio dei Ministri, chiamato a sciogliere il nodo dei pareri discordanti tra MASE e MiC.
Il problema sono i dinieghi del MiC, ormai praticamente una costante anche in aree in cui la disciplina consentirebbe la realizzazione dell'impianto e nonostante il parere favorevole di VIA rilasciato dal MASE.
Il MiC si esprime in senso sfavorevole nell'84% dei casi per l'agrivoltaico, nel 68% per il fotovoltaico e nel 91% per l'eolico.
Il blocco non si ferma al livello centrale. Sui tavoli delle Regioni sono fermi altri 59 GW (dati R.E.gions2030). Addirittura 22 GW attendono l'autorizzazione regionale da oltre un anno e mezzo, pur avendo già ottenuto la VIA nazionale.
È una paralisi burocratica insostenibile per la sicurezza e l’economia nazionale. Si potrebbe risolvere con due sole modifiche al Testo Unico FER.
greenreport.it/news/nuove-en…
Asja Energy retweeted
Convergenza tra Governo e @antitrust_it (xitter.gq/ReRebaudengo/status/20…) sulla necessità di sbloccare gli iter autorizzativi per le rinnovabili, il Ministro @adolfo_urso promette misure per superare gli ostacoli delle Soprintendenze e delle Regioni stream24.ilsole24ore.com/vid…
Basterebbero due modifiche chirurgiche all’attuale Testo Unico FER.
1) Rendere il parere delle Autorità paesaggistiche vincolante per il MASE nelle sole aree dichiarate non idonee, mantenendolo obbligatorio ma non vincolante nelle altre aree.
2) Introdurre un termine perentorio di 90 giorni per la chiusura dei procedimenti a livello regionale, con silenzio-assenso alla scadenza.
Ho approfondito qui le due misure: lastampa.it/economia/2026/08…
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sottolineato che la transizione e l’accelerazione delle rinnovabili sono una priorità strategica anche per l’economia e l’industria, e che serve una decisa accelerazione degli investimenti e dell’entrata in esercizio di nuovi impianti attraverso la rimozione tempestiva degli ostacoli anche regolatori e amministrativi.
Nel suo documento, l’@antitrust_it richiama quanto rilevato anche dall’OCSE: la persistente sovrapposizione di competenze e di livelli decisionali tra amministrazioni statali, regionali e locali continua a rappresentare un rilevante fattore di complessità procedurale, suscettibile di determinare duplicazioni istruttorie, disallineamenti valutativi e conseguenti ritardi sia nei percorsi autorizzativi che, anche a valle di questi ultimi, nella fase di effettiva realizzazione dei progetti. Sarebbe opportuno valutare l’introduzione di strumenti idonei a prevenire situazioni di stallo procedimentale, anche attraverso meccanismi sostitutivi o di intervento automatico da parte dello Stato in caso di inerzia amministrativa.
qualenergia.it/pro/articoli-…
Nella direzione indicata dall’Autorità, vanno le modifiche al Testo Unico che ho proposto per risolvere le criticità autorizzative a livello nazionale e regionale. In particolare, sarebbe utile prevedere per i procedimenti di competenza regionale un termine perentorio di 90 giorni, assistito da un meccanismo di silenzio assenso.
greenreport.it/editoriale/62…
Asja Energy retweeted
Non un nuovo quadro normativo, né una riforma costituzionale, né un Commissario. Bastano solo due modifiche al Testo Unico per liberare dal pantano autorizzativo migliaia di progetti rinnovabili.
Il decreto semplificazioni annunciato per settembre è l'occasione da non perdere per introdurre queste due misure risolutive che non sono una via libera per tutti, ma al contrario permettono di tutelare il paesaggio e le aree di pregio, e garantiscono le prerogative delle Amministrazioni regionali.
@LaStampa @MASE_IT @mimit_gov lastampa.it/economia/2026/08…
Asja Energy retweeted
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sottolineato che la transizione e l’accelerazione delle rinnovabili sono una priorità strategica anche per l’economia e l’industria, e che serve una decisa accelerazione degli investimenti e dell’entrata in esercizio di nuovi impianti attraverso la rimozione tempestiva degli ostacoli anche regolatori e amministrativi.
Nel suo documento, l’@antitrust_it richiama quanto rilevato anche dall’OCSE: la persistente sovrapposizione di competenze e di livelli decisionali tra amministrazioni statali, regionali e locali continua a rappresentare un rilevante fattore di complessità procedurale, suscettibile di determinare duplicazioni istruttorie, disallineamenti valutativi e conseguenti ritardi sia nei percorsi autorizzativi che, anche a valle di questi ultimi, nella fase di effettiva realizzazione dei progetti. Sarebbe opportuno valutare l’introduzione di strumenti idonei a prevenire situazioni di stallo procedimentale, anche attraverso meccanismi sostitutivi o di intervento automatico da parte dello Stato in caso di inerzia amministrativa.
qualenergia.it/pro/articoli-…
Nella direzione indicata dall’Autorità, vanno le modifiche al Testo Unico che ho proposto per risolvere le criticità autorizzative a livello nazionale e regionale. In particolare, sarebbe utile prevedere per i procedimenti di competenza regionale un termine perentorio di 90 giorni, assistito da un meccanismo di silenzio assenso.
greenreport.it/editoriale/62…
Asja Energy retweeted
In un mix elettrico che vedrà le rinnovabili, auspicabilmente, ad oltre l’80% dal 2030 in poi, serve un ecosistema di risorse per la flessibilità, un portafoglio di tecnologie, nessuna di esse rigida, che copre ogni scala temporale per soddisfare le esigenze della rete.
Più cresce la quota di rinnovabili, più servono risorse flessibili e dispacciabili a basso costo, e meno conviene una fonte baseload inflessibile, ad esempio, come il nucleare.
Per ripagare almeno l’investimento, una centrale nucleare deve funzionare a pieno regime. In un sistema elettrico ad alta penetrazione di rinnovabili come sarà quello dal 2030 in poi, avremmo due alternative, entrambe paradossali: o si spengono le rinnovabili, facendo impennare il costo dell'energia, o si tengono fermi i reattori nucleari. In questo secondo caso, gli impianti nucleari, già molto più costosi delle rinnovabili, diventerebbero economicamente insostenibili.
Dobbiamo sviluppare rinnovabili, accumuli e reti per abbattere il consumo di gas e per ridurre i costi, sarebbe incredibile creare le basi per addossarci futuri extra costi.
greenreport.it/editoriale/62…
@Greenreport_it @LuMo71
"Le crisi dei combustibili fossili degli ultimi anni hanno chiarito che la transizione è una priorità sia per la sicurezza dei Paesi, sia per la competitività delle imprese" spiega Agostino @ReRebaudengo, Presidente Asja Energy su @economy_mag. "La dipendenza da petrolio e gas non è più sostenibile, soprattutto per l’Italia che acquista dall’estero quasi tre quarti dell’energia che consuma, sostenendo costi e rischi tra i più elevati in Europa. Per le imprese del settore elettrico, la transizione offre l’unico orizzonte certo e stabile di investimento. Per tutti gli altri settori produttivi, accelerare lo sviluppo delle rinnovabili, dei sistemi di accumulo e l’elettrificazione dei consumi significa disporre di più energia e a prezzi competitivi e prevedibili, ottenendo maggiore efficienza, benefici di cui gioverebbero anche le famiglie".
L'articolo di Vincenzo Petraglia economymagazine.it/la-strada…
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Il Presidente di @ARERA_it: “Il nostro Paese ha prezzi tra i più alti d’Europa: più rinnovabili produciamo e più si abbassano i costi.” repubblica.it/economia/2026/…
È un messaggio chiaro e importante, soprattutto adesso.
Prima di accendere 14 miliardi di debito a carico dei cittadini per fronteggiare il caro energia, sarebbe doveroso realizzare le azioni a costo zero che servono a sviluppare le rinnovabili e ad abbattere i costi dell'energia.
Migliaia di progetti sono bloccati a livello nazionale e regionale. Per farli partire, basterebbero due modifiche al Testo Unico FER. Ecco quali: rerebaudengo.it/cosa-serve-p…





















