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The Trump sons’ global network: money, influence and the family business ft.trib.al/GXbuq7d
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Un grupo de islamistas irrumpe en una aldea cristiana en Etiopía, prende fuego a dos iglesias y asesina a más de 60 cristianos.
Su único delito era profesar su fe.
Mientras buena parte del mundo guarda silencio, hay cristianos que siguen pagando con su vida el hecho de creer en Jesucristo.
Que su sufrimiento no caiga en el olvido. Que su sangre no sea derramada en silencio.
Señor, acoge en tus brazos a las víctimas, consuela a sus familias y protege a todos aquellos que hoy son perseguidos por llevar tu nombre.
bbc.com/news/articles/cm4g17…
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Plus de soixante chrétiens ont été massacrés hier en Éthiopie, une vingtaine de maisons réduites en cendres. Grande émotion dans la presse anglo-saxonne, mais cette tragédie dans l’un des berceaux du christianisme est passée quasiment inaperçue en France. #Ethiopia
More than 60 Christians killed in Ethiopia 'massacre', church official says bbc.in/4swbUDS
🇺🇦 vs 🇷🇺. Worth sharing insightful remarks by @Kyrylo_Budanov, Head of the Office of President @ZelenskyyUa . Realism in action, notwithstanding the US 🇺🇸 betrayals (Patriots, Starlink etc). gtm 🎩
- Kyrylo Budanov 🇺🇦:
" The Russians are beginning to understand that their army is not that strong, that their air defense systems are not that good, and that the Russian army is actually not capable of protecting the temporarily occupied Ukrainian territory.
This is not at all the second army in the world, and not even the fourth. And the reckoning will come.”
“The understanding that there will be retribution comes to people when they personally begin to see and feel that the war is not somewhere in some part of the world, but on their own territory. Therefore, the turning point has already begun.”
..........
Russians are losing....
🫡
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The United Nations recognizes Russia's systematic strikes on Ukraine's energy infrastructure as war crimes and crimes against humanity. Russians also trafficked foreign nationals for fight with their armed forces invading Ukraine.
ohchr.org/en/press-releases/…
Giuseppe T. Mazzone retweeted
#Éthiopie 🇪🇹 : 60 chrétiens orthodoxes massacrés dans la région d’Oromia, selon le Saint-Synode de l’Église orthodoxe éthiopienne. Profonde solidarité avec les victimes et leurs familles. Ces violences doivent cesser. La protection des populations civiles est une urgence.
Giuseppe T. Mazzone retweeted
toto on what impressed him most about kimi & what people don’t see abt the journey behind the scenes 🥹:
“there were many people last year who, after Kimi went nine consecutive races with no point, said he shouldn’t have been at Mercedes. People from other teams were saying that he shouldn’t even have been in F1. it wasn’t easy for him. at Spa, after yet another difficult race, he cried, and those tears reflected just how difficult that moment was for him. but now, seeing him drive like this makes everything incredibly rewarding. seeing what he is capable of and how he is working with the team. that is our real victory”
“overall, i think Kimi has changed his mindset considerably and has found his own way of making things work. and before the race in austin, he came into my office, sat down on the sofa, and told me: ‘i’m going to enjoy myself, and i’m not thinking about the championship at all’
i told him to hold on to that attitude. he has the best job in the world, and he must never forget that. but the way he thinks and approaches racing is incredible. He has taken a huge step forward in terms of his mindset this year, and we are all very proud of him.” awwww 🥹💙
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"Il Corano come parola rivelata di Dio" ?
Il punto più basso raggiunto dalla chiesa cattolica
Ora capisco perché stanno zitti sulle stragi dei cristiani nel mondo
vaticannews.va/it/chiesa/new…
🇮🇹 vs 🌎. Rembering Enrico Matteo. gtm 🎩
Quest’uomo si chiamava Enrico Mattei.
È stato uno dei grandi italiani del Novecento. Forse troppo grande.
Partigiano, comandante della Resistenza cattolica, politico, imprenditore illuminato.
Ma prima di tutto: un visionario.
Uno che letteralmente si è fatto dal niente, lui, nato povero nel 1906 da una modesta famiglia marchigiana, a vent’anni è già dirigente di una piccola azienda e a trenta imprenditore nel settore chimico.
Durante la guerra entra nella Resistenza e diventa uno dei capi del CLN. Viene pure arrestato dal fascismo ed evade dal carcere in modo rocambolesco un mese dopo. Organizza uomini, armi, viveri, costruisce reti di contatti tra preti, operai, contadini e industriali.
Finirà per essere uno dei sette esponenti del CLN alla testa della manifestazione, il giorno della Liberazione di Milano.
Finita la guerra, nel 1945 il governo gli affida il compito di liquidare l’Agip, considerata un carrozzone inservibile, un relitto del fascismo.
Lui disobbedisce. Capisce che l’Italia, se vuole rinascere, ha bisogno di energia, non di svendersi.
Così salva l’Agip, la rilancia, e nel 1953 fonda l’Eni, che diventerà il motore dello sviluppo economico italiano.
Non lo fa dietro una scrivania. Sale a bordo del suo aereo e vola direttamente a trattare coi Paesi produttori, rompendo il monopolio delle Sette Sorelle. Tratta tutti alla pari, offrendo ad arabi e iraniani il 50% dei profitti, violando le regole del cartello.
Fa dell’Eni un motore economico e insieme uno strumento di politica estera.
Collabora con l’Unione Sovietica, dialoga con i Paesi arabi, parla di dignità e indipendenza in un tempo (mai finito) in cui l’Italia è sotto l’influenza soffocante degli americani.
Rovescia la piramide nei rapporti tra Nord e Sud del mondo, e lo stesso fa anche nei rapporti tra “padrone” e dipendente, restituisce dignità ai lavoratori, realizza luoghi di lavoro e di socialità a misura d’uomo.
A molti quell’imprenditore ribelle che ha cambiato le regole del mercato, del lavoro, della politica e della comunicazione non piace.
Perciò già allora, e ancora oggi, sono in pochi a credere che sia stato solo un tragico incidente quello del 27 ottobre 1962, quando il suo aereo precipita nelle campagne di Bascapè poco prima di atterrare all’aeroporto di Linate.
Anni di indagini, inchieste, rivelazioni, sospetti - e pure silenzi, omertà e depistaggi - non riusciranno a far piena e definitiva luce su uno dei grandi misteri italiani.
Aveva 56 anni. Oggi sono esattamente 63 anni da quel giorno. E chissà come sarebbe cambiata la storia italiana senza quello schianto.
Enrico Mattei è stato un patriota vero al cospetto di tanti sedicenti patrioti.
Un italiano indimenticabile. E, per questo, in un Paese senza memoria né gratitudine, dimenticato.
🇺🇸 & 🇷🇺. Worth sharing 🌎. gtm 🎩.
The trip highlights the remarkable relationship between a son of the US president and a tycoon with a criminal record who has close ties to Vladimir Putin’s personal security service. Intelligence experts say such connections are ripe for manipulation. ft.trib.al/p0LBRYI
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Today, Israel votes. Iran is watching.
Hamas is watching. Hezbollah is watching. And the world is watching something rather beautiful: after the genocide of October 7, Israelis return not to bullets, but to ballots. This is Israel’s first national election since the Hamas Muslim Brotherhood terrorist attack of October 7, 2023.
Jews. Muslims. Arabs. Christians. Druze. Baháʼís. Atheists.
Different prayers. Different histories. Different politics. One ballot box.
They will argue. Of course they will. They are Israelis. Arguing could practically qualify as a national sport.
But today, they choose.
Whatever the Israeli people decide, respect it. It is their country, their democracy, and their choice.
Democracy is not: I respect the people only when they elect my side.
Democracy is accepting that your neighbour’s ballot weighs exactly as much as yours, even when you hate what they wrote on it.
After October 7, Hamas tried to write Israel’s future with blood. Today, Israelis write it with a pen. That difference is everything. May Israelis choose their future freely. And may the West have the maturity to respect what they choose.
Disgraceful betrayal of our own history tradition and identity. Worth remembering, among others, the 1480 Saint Martyrs of Otranto. gtm 🎩
Se si arrende anche la Chiesa…
Grazie Roberto!
Roberto Riccardi
Gesù può attendere. I vescovi spiegano l’Islam ai nostri figli. Non il Vangelo, il credo musulmano.
La Chiesa ha cambiato mestiere. Assurdo? Mica tanto e ora vediamo perché.
Il cardinale Matteo Zuppi ha presentato, il 21 ottobre scorso, le “Schede per conoscere l’Islam”, preparate dalla CEI con il Pontificio Istituto di studi arabi e d’islamistica.
Le hanno scritte insieme autori cattolici e musulmani. Sono destinate ai libri di testo e alla formazione dei professori dell’ora di religione cattolica.
Cattolica, appunto.
Il giorno dopo la Chiesa celebrava san Giovanni Paolo II, il Papa del “Non abbiate paura”. Sembra passato un secolo.
Non è un errore didattico. È una resa firmata.
La Chiesa ha smesso di annunciare una verità e si è messa a fare la mediatrice tra verità che considera equivalenti.
Conoscere la religione degli altri non è peccato. Il peccato è raccontarla con gli occhi degli altri.
Basta sfogliare le schede.
Nella scheda sulla storia dell’Islam le prime conquiste arabe spariscono.
Sotto il califfo Omar la Siria e l’Egitto, terre cristiane e bizantine prese con la spada, semplicemente “diventano importanti”.
Gerusalemme compare solo quando la espugnano i crociati, nel 1099. Quella presa dagli arabi nel 638 non c’è.
Il colonialismo ha un paragrafo tutto suo, ma è soltanto europeo. Quello arabo si chiama “espansione”.
La Sicilia fu strappata ai cristiani con una guerra durata decenni. Nelle schede quella guerra diventa una “presenza islamica” che ha lasciato profondi segni nella cultura e nell’arte.
Sui cristiani sotto il dominio musulmano, la scheda concede che godevano di “una certa libertà di culto”, pagando una tassa che i musulmani non pagavano.
Poi il capolavoro: le comunità cristiane sono sopravvissute nei Paesi islamici, mentre quelle islamiche sono scomparse dall’Europa occidentale. Il tollerante, insomma, era il califfo.
Chi era la maggioranza in Siria, in Egitto, in Iraq, prima di quella “sopravvivenza”?
Il passaggio più grave sta in una nota, la trenta. Riporta il Documento di Abu Dhabi, secondo cui il pluralismo delle religioni è una “sapiente volontà divina”.
Con buona pace di Gesù, che aveva detto: nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Gli autori lo sanno benissimo.
Nella stessa nota ammettono che il passaggio contrasta con la Dominus Iesus di Ratzinger e risolvono la contraddizione spiegando che i due testi hanno un “genere letterario” diverso. Chiudono con la condanna del proselitismo.
Tradotto: Cristo salva, ma non diciamolo troppo forte.
Zuppi assicura che non è catechismo ma “un laboratorio di cultura e dialogo”. Si augura pure che i ragazzi musulmani frequentino l’ora di religione.
A fare cosa? A imparare l’Islam da un professore cattolico?
Per capire come si arriva fin qui bisogna partire dalla paura.
Nel 2006 Benedetto XVI, a Ratisbona, cita un imperatore bizantino e il mondo islamico esplode. Pochi giorni dopo, a Mogadiscio, viene uccisa suor Leonella Sgorbati.
Da allora la diplomazia vaticana ragiona come chi tratta con gli ostaggi in mano: mai alzare la voce.
Poi viene la colpa.
La Chiesa ha assorbito il processo che l’Occidente laico fa a sé stesso: Crociate, colonialismo, missionari complici degli imperi.
Evangelizzare è diventato imbarazzante, convertire quasi un’aggressione. Francesco lo disse a Scalfari nel 2013: il proselitismo è “una solenne sciocchezza”.
Infine il calcolo. In un’Europa scristianizzata il vescovo si sente più vicino al musulmano che prega e digiuna che all’italiano che in chiesa non mette piede.
Le schede lo scrivono con soddisfazione, citando gli accordi comuni sull’aborto e sul fine vita. Il nemico è il secolarismo. L’Islam diventa un alleato.
La Chiesa stringe la mano al concorrente che le sta portando via il terreno, perché almeno quello crede in qualcosa.
Il risultato è un’istituzione che parla come un’agenzia dell’ONU: pace, convivenza, cittadinanza, diritti, fratellanza. Di salvezza, nemmeno l’ombra.
La linea scende da Roma fino alle diocesi.
Per il Ramadan del 2024 il vescovo di Albano, Vincenzo Viva, ha scritto ai musulmani del suo territorio.
Il messaggio si apre con “al-salam alaykum”. Si chiude invocando “Dio, il Clemente e Misericordioso”, gli attributi con cui si aprono le sure del Corano.
Nomina la Quaresima, Cristo mai.
Al telefono con l’imam della Grande Moschea di Roma, il vescovo ha assicurato che la preghiera della diocesi andava “soprattutto” a Gaza. Per gli ostaggi di Hamas, nemmeno una riga.
Eppure la tradizione cristiana sull’Islam ha parole precise. San Giovanni Damasceno, nell’VIII secolo, non lo considerava paganesimo ma eresia: conosce il Dio unico e nega il Figlio.
Dante mette Maometto all’Inferno, tra i seminatori di scisma. La Prima lettera di Giovanni non lascia margini: chi nega il Figlio non ha neppure il Padre.
Zuppi non sta dialogando con l’Islam. Ha smesso di dialogare con la propria tradizione.
E qui il paradosso diventa beffa. Le schede poggiano su una tesi: l’ostilità nasce dall’ignoranza, la conoscenza è l’antidoto. Zuppi denuncia una “notevole ignoranza” degli italiani sull’Islam.
Strano cruccio, per un cardinale. Il suo mestiere sarebbe far conoscere Cristo, non la concorrenza.
Sabato a Milano è stato fermato Youssef Siher, italiano di seconda generazione, ricercatore di islamismo politico. Per la Procura è la mente del Movimento 17 ottobre e l’accusa è istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo.
L’Islam lo conosceva meglio di Zuppi e delle sue bizzarre schede. Se l’accusa reggerà, la conoscenza non lo ha reso più mite.
Il problema non è che non conosciamo loro. È che non sappiamo più chi siamo noi.
Un ragazzo musulmano sente dal suo imam che possiede la verità. Un ragazzo cattolico sente dal suo vescovo che bisogna cercare le convergenze.
Il primo riceve un’identità, il secondo un invito alla cortesia. A quindici anni nessuno si innamora della cortesia.
L’Islam non ha cambiato mestiere. Continua a pensarsi come verità unica e definitiva, mentre la Chiesa si siede al tavolo come una parte tra le parti. Al tavolo, chi crede in sé stesso vince sempre su chi crede solo nel tavolo.
Le schede non sembrano un ponte. Ma un tributo.
Ai vescovi nessuno chiede crociate. Si chiede una cosa più semplice e più difficile: tornare a dire chi sono. Che Dio è uno e trino. Che la salvezza ha un nome.
Altrimenti i nostri figli impareranno a scuola tutto dell’Islam e niente di sé stessi. Il giorno in cui cercheranno una verità, la troveranno. Non sarà la nostra.
Quarantotto anni fa un Papa gridò al mondo di spalancare le porte a Cristo. Oggi le porte le abbiamo spalancate. A tutti. Tranne a Lui.
Autore: Roberto Riccardi
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There is less than a week until the election for Israeli Prime Minister, and the two leading candidates are deadlocked. On one side is Benjamin Netanyahu, battle-hardened, beset by corruption charges, and increasingly desperate. On the other side is Gadi Eisenkot, a centrist former military chief who is temperate and broadly liked but lacks the political instincts to become a clear favorite. The election, which many Israelis consider the most significant in the country’s history, may well be decided by two small parties that didn’t even exist a few months ago. Read more about those parties, and the upcoming election: newyorkermag.visitlink.me/ml…
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Charles Kushner, a New Jersey real-estate developer and the father of Trump’s son-in-law Jared, became the U.S. Ambassador to France in 2025. Introducing himself to the French public in a social-media video, he said that he knew “a limited amount about France.” He does not speak French; he has never lived abroad. He served time in federal prison for illegal campaign contributions, tax evasion, and witness tampering. The last crime, a blackmail scheme that involved hiring a prostitute to seduce his sister’s husband, suggests a dubious approach to conflict management. Yet Trump saw fit to hand him one of the most coveted posts in American diplomacy, the seat once held by Thomas Jefferson and by Benjamin Franklin, stewarding the relationship with America’s oldest ally.
Since taking up his post, Kushner has earned a reputation for meddling in domestic French politics at sensitive moments. “I don’t see how he can possibly affect the opinions of the French government by regularly irritating them,” the president of the American Academy of Diplomacy said. Lauren Collins reports on Charles Kushner’s Ambassadorship and a new cohort of MAGA diplomats who are underqualified for their posts and overeager to impress the boss back in Washington: newyorker.com/magazine/2026/…
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The White House’s release of a video showing Catholic clerics praying over Donald Trump in the Oval Office sent shockwaves through the US Catholic hierarchy, which has been highly critical of many of the president's policies. ft.trib.al/tgaiFXP
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Youssef Siher, la mente del Movimento 17 ottobre.
Quello delle piazze, dei maranza, degli studenti.
Secondo Fuori dal Coro, membro dell'intelligence di una cellula di Hamas o Hezbollah.
Per i servizi italiani, da aprile 2025: "minaccia imminente". Livello 1.
Ascoltate..
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Breaking News: A Manhattan judge ruled that Maurene Comey, a former federal prosecutor, was unlawfully fired last year by the Trump administration. nyti.ms/4BjXVEW
🇻🇦 & 🇺🇸. About some Catholic US Bishops recent meeting at the White House, Oval Office, with the President. Simply disgraceful 👎. Worth sharing this Post worldwide 🌎. gtm 🎩
NEW: Bishop William Joensen of Des Moines said the White House used a private prayer with President Trump “for partisan political purposes,” the second prelate to express regret over the Oval Office gathering days before the midterm election.
Milwaukee Archbishop Jeffrey Grob apologized on Sunday, saying that “something so sacred” had been manipulated. “I did not go without reservations,” he wrote. “I wish I had heeded them.”
Pressure is building on the remaining 10 bishops to walk back their participation, and more than 2,500 Catholics have signed a letter asking them to apologize to the people of God and to Pope Leo XIV. thelettersfromleo.com/p/des-…































