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📌 Esiste un prima e un dopo Romano Prodi: il passaggio dalla spensieratezza dei nostri nonni all’epoca di sacrifici imposti in nome dell'Europa.
Per chi ama l'Italia, è impossibile assolvere chi ne ha smantellato il benessere sociale.
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📌 L'architettura previdenziale e il sistema pensionistico della Repubblica si ergono oggi a monumento imperituro d'iniquità e d'inganno generazionale.
Per il conseguimento dei requisiti per la pensione, si è preteso d'imporre al cittadino il congelamento forzoso dei propri frutti e delle proprie indennità, sottraendoli alla libera disponibilità per convogliarli nei meandri di un ente pubblico, l'INPS, tanto oneroso quanto fallimentare. Tale pretesa, ammantata di ipocrite tutele sociali, s'infrange miseramente contro la realtà d'un sistema strutturalmente corrotto e disfunzionale.
Mentre una genia di pensionati avvantaggiati dal tempo fu graziata del privilegio di godere d'opulenti accantonamenti sin da un'età ragionevole, la cittadinanza attiva patisce l'oltraggio di un traguardo pensionistico trascinato financo oltre il sessantasettesimo anno.
Il risultato è un esito grottesco e spietato: una corsa a ostacoli, al termine della quale i prestatori riescono a recuperare solo una frazione del capitale versato con la fatica d'una vita intera.
Negare al lavoratore la facoltà di optare in via esclusiva per forme private e assicurative di previdenza – sottraendosi al giogo dell'apparato statale – costituisce un sopruso intollerabile.
L'INPS si conferma non già baluardo di civiltà, bensì una colossale inanità a cui ci costringono a sottostare.
Lo Stato esattore d'un futuro differito.
📌 L'architettura previdenziale e il sistema pensionistico della Repubblica si ergono oggi a monumento imperituro d'iniquità e d'inganno generazionale.
Per il conseguimento dei requisiti per la pensione, si è preteso d'imporre al cittadino il congelamento forzoso dei propri frutti e delle proprie indennità, sottraendoli alla libera disponibilità per convogliarli nei meandri di un ente pubblico, l'INPS, tanto oneroso quanto fallimentare. Tale pretesa, ammantata di ipocrite tutele sociali, s'infrange miseramente contro la realtà d'un sistema strutturalmente corrotto e disfunzionale.
Mentre una genia di pensionati avvantaggiati dal tempo fu graziata del privilegio di godere d'opulenti accantonamenti sin da un'età ragionevole, la cittadinanza attiva patisce l'oltraggio di un traguardo pensionistico trascinato financo oltre il sessantasettesimo anno.
Il risultato è un esito grottesco e spietato: una corsa a ostacoli, al termine della quale i prestatori riescono a recuperare solo una frazione del capitale versato con la fatica d'una vita intera.
Negare al lavoratore la facoltà di optare in via esclusiva per forme private e assicurative di previdenza – sottraendosi al giogo dell'apparato statale – costituisce un sopruso intollerabile.
L'INPS si conferma non già baluardo di civiltà, bensì una colossale inanità a cui ci costringono a sottostare.
Lo Stato esattore d'un futuro differito.
✒️ Pillole dalla steppa #101
«Il buon tono è un’arma. Una società senza forma nel gesto, è già occupata nel pensiero.»
— Pavel Florenskij
📌 Dunque, a sostenere Lula in Brasile sono gli stessi che giustificano i disordini di Milano.
La differenza tra voti e stracci la fa solo il fuso orario.
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L’estrema sinistra non ama gli arabi che si sono emancipati, il suo pane quotidiano è l’arabo vittima, l’arabo che piange”.
Amine El-Khatmi, saggista e politico di origine marocchina, passato dal partito socialista a les republicains, punta l’indice contro la strumentalizzazione operata dalla sinistra delle seconde e terze generazioni in Francia.
“… quell’arabo lì, emancipato e patriota, è il contrario, è, l’avversario di questa estrema sinistra che ha bisogno di quei ragazzini che sfasciano le vetrine. Io non li scuso, non gli perdono nulla, ma sono anche il frutto e il risultato di discorsi vittimisti sui quali degli eletti bianchi, scusate, lo dico, che hanno messo al sicuro i propri figli, sono andati a vedere i figli degli arabi e dei neri nei quartieri per dire loro: tu, arabo, tu, nero, qualunque sia l’ampiezza del tuo sforzo, qualunque sia l’estensione del tuo lavoro, sei condannato al fallimento perché questo paese non ti ama, perché questo paese ti odia, perché questo paese è islamofobo.
E mentre i loro figli erano nelle scuole private nei quartieri per bene, loro sono andati a demolire i discorsi vittimisti sugli arabi che stavano nelle scuole dei quartieri marci.
E ne hanno fatto, per una parte di loro, dei delinquenti che odiano la Francia”.
📌 Dunque Youssef Siher, fondatore del Movimento 17 Ottobre, è nato in Italia ed è residente a Brescia.
È uno che in Italia ha studiato, si è laureato ed ha trovato lavoro. Non un indigente, bensì un uomo posizionato che ha goduto di tutte le opportunità e dei benefici che uno Stato fin troppo indulgente gli ha messo a disposizione.
Allora perché istiga i giovani alla rovina del nostro paese?
La risposta è semplice: le differenze culturali e religiose tra due dogmi opposti non possono essere colmate.
Si fronteggiano da una parte lo spirito caritatevole dell’accoglienza, dall’altra la volontà insita di prevaricazione.
È un postulato.
Con tutte le sfumature di grigio che possano mitigare la realtà, è giunto il tempo di fare una scelta.
Disclaimer – Quello che oggi stiamo vivendo è frutto di un processo perpetrato nei decenni, e gli artefici di disordini e scompiglio sociale, come nel caso descritto ne sono la conseguenza, non la causa.
Quella, verso cui tutti noi dovremmo essere indignati – molto più che con gli aizzatori – risiede e va ricercata in un contesto che sicuramente conoscono bene molti che mettono like sventolando certe bandierine.
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Poi un giorno con calma e se c'è tempo parliamo di quanto sia chic far fare il dottorato agli immigrati e più sono esotici e meglio è.
Gente di 40 anni (che potrebbero anche essere 29 o 56 o anche chiamarsi in tutt'altro modo) che prende la borsa junior pensata per un neolaureato, gente che autocertifica lauree prese a Mombasa, gente che non sa l'italiano [sic!]. E più sei un barone potente e di sinistra più devi far avere il dottorato all'immigrato. Una sorta di dettaglio di lusso nella tua carriera e più l'immigrato è improbabile, incompetente, imbarazzante ed evanescente più il tuo potere di barone è confermato perché nessuno osa dirlo in Consiglio di facoltà.
Se poi trovi il dottorando - per pura ipotesi: di Fisica - che incita all'uccisione politica sui social allora acquisti ancora più prestigio. Il massimo dello chic è il dottorando che organizza un movimento di piazza islamico per devastare la città, lì arrivi veramente al livello "Umberto Eco", il top di gamma e puoi arrivare al tetto massimo di fondi di ricerca.
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Replying to @ultimoranet
Il pessimo rapporto con Djokovic ha sicuramente avuto il suo peso.
📌 Quindi, ai genitori della famiglia nel bosco psicologi e assistenti sociali tolgono i figli perché conducono uno stile di vita non convenzionale immerso nella natura, mentre nel caso di Youssef, il bambino di 11 anni sorpreso con le mani nel sacco durante i disordini di Milano, gli stessi esperti parlano già di compassione, comprensione, disagio sociale, Stato che latita e aiuti da fornire.
Tra i due casi, avete capito qual è il livello di rischio accettabile?
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Vogliono poter dire "nana borgatara" ma tu non puoi dire "maranza".
O meglio: ci provano...
📌 Quindi, alcuni organizzatori, come Fouad Krarmi, fondatore di 2GEN, affermano che i veri motivi delle proteste siano “il razzismo e l’islamofobia”.
Ma non è forse vero che una sostanziosa parte delle risorse impiegate per il welfare è destinata alle famiglie degli immigrati, e che lo Stato ha investito impegno e capitali per un’integrazione che, a quanto pare, non basta mai?
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Il problema economico dell'Italia è l'euro. Se vogliamo salvare l'Italia dobbiamo uscire dall'euro e dall'Unione Europea.




