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una cinica da strapazzo

(quasi sempre dove vorrei)
Joined March 2009
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Leggi Il deserto dei Tartari e Il Colombre di Buzzati e ti accorgi che in due libri ha spiegato tutto quel che c’è da capire: passiamo la vita ad aspettare occasioni che ce la cambino e ad avere paura di qualcosa che ce la rovini. Nel mezzo, se tutto va bene, non succede niente.
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A proposito del diluvio di indifferenza. “Piogge torrenziali a #Gaza , allagate 70 mila tende di sfollati. L’Onu: in pericolo 900 mila persone”. Francesco Battistini, inviato di lunga e provata onestà e indipendenza. @Corriere
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Flávio Bolsonaro e i fratelli Eduardo e Carlos hanno ottenuto la cittadinanza italiana in 58 giorni dalla presentazione dei documenti, a fronte di attese che in Brasile possono raggiungere i dieci anni. Il deputato Angelo Bonelli ha annunciato una denuncia per accertare eventuali favoritismi e pressioni politiche. Il governo italiano ha sostenuto che le procedure si sono svolte regolarmente, spiegando che i tre fratelli sono stati convocati contemporaneamente perché discendenti dello stesso antenato italiano (il trisnonno Vittorio)
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An old photo of Rob Sand, Iowa’s newly elected Democratic governor, from his modeling days in Vogue Italia.
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Thank you, Darren. 🧡
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I could never bring myself to delete this app
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Pope Leo and Bob Dylan look like they're starring in an early '90s CBS drama in which two priests - one by the book and one who does things his own way - try to solve mysteries in their seemingly sleepy Midwestern town that hides a seedy underbelly.
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Alexander Zverev says he’s annoyed that he’s the only world No. 1 in history who has to explain why it’s ok for him to be world No. 1: “I was a bit annoyed the last couple of days because achieving the world No. 1 status is something I think every player dreams of. But then, I feel like I’m the only world No. 1 in tennis history that has to explain why it’s ok for me to be world No. 1… which I find quite difficult. Because I deserve to be where I am. I don’t think anyone has to explain themselves as much as I had to do in the last couple of days.”
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Tutti questi progressisti dov’erano due anni fa? Perché bisognava far sprofondare il mondo nel caos per capire che i MAGA sono dei pericolosi psicopatici?
“first black woman” “first latina” “first openly gay man” “first latino” “first black man” “first muslim” “first native american” #Midterms2026
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Trump got regime change in Texas before Iran
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Domani Ferrara ospiterà il raduno dei MAGA italiani, rifiutato (giustamente) da molte altre città. Pur constatando che la mia città fa sempre più schifo, la piccola soddisfazione è che si riuniranno per mangiarsi il fegato.
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L’America non è una democrazia. È una oligarchia armata che ha imparato a recitare la parte della democrazia meglio di chiunque altro. Il diritto di voto esiste, certo. Ma il diritto di contare esiste solo per chi può comprare il tempo di un senatore, finanziare una campagna da centinaia di milioni, o minacciare di spostare capitali e posti di lavoro. Il resto del paese vota per scegliere quale dei due partiti del capitale gestirà per quattro anni la stessa macchina. I super PAC non sono un’eccezione: sono la regola. I lobbisti non corrompono il sistema: sono il sistema. La Corte Suprema ha sancito, con Citizens United, che il denaro è discorso e che chi ne ha di più ha diritto a più discorso. Non è un incidente giuridico. È la costituzione materiale del paese. Due partiti, zero alternative reali. Entrambi finanziati dalle stesse banche, dalle stesse società energetiche, dagli stessi produttori di armi. Entrambi impegnati a mantenere l’apparato militare-industriale, a proteggere Israele a qualsiasi costo, a ignorare i confini internazionali quando conviene. La differenza è di tono, non di sostanza. Uno parla di “libertà”, l’altro di “diritti umani”. Entrambi bombardano. Il Collegio Elettorale non è un residuo pittoresco: è un meccanismo che ha permesso, più volte, a una minoranza di imporre il proprio presidente. Il gerrymandering non è un’aberrazione: è la tecnica con cui i partiti si scelgono gli elettori invece di essere scelti da loro. La registrazione degli elettori è ostacolata dove serve, facilitata dove non conta. La sorveglianza di massa non è un eccesso della guerra al terrorismo: è la condizione permanente del potere. La NSA legge, la polizia locale militarizzata spara, le prigioni private riempiono i bilanci. Il primo emendamento esiste finché non interferisce con gli interessi del capitale o con la politica estera. Quando lo fa, diventa “terrorismo interno” o “antisemitismo”. I media non informano: selezionano. Concentrati in poche mani, dipendenti dalla pubblicità delle grandi corporation e dall’accesso alle fonti governative, ripetono all’unisono la stessa narrazione su ogni guerra, su ogni “minaccia”, su ogni oppositore scomodo. Chi devia viene marginalizzato, licenziato, o etichettato come complottista. La ricchezza è concentrata a livelli che nessuna democrazia storica avrebbe tollerato. Lo 0,1 per cento possiede più della metà inferiore della popolazione. Le leggi fiscali, le regole bancarie, le politiche del lavoro sono scritte da chi ne beneficia. Il resto della popolazione è tenuto a credere che la propria miseria relativa sia il risultato della “libertà”. Le guerre non sono errori: sono politica. Iraq, Afghanistan, Libia, Yemen, Gaza. Sempre giustificate con la democrazia, sempre condotte per il petrolio, per le basi, per gli alleati, per i contratti. Le vittime civili sono “danni collaterali”. I regimi alleati che torturano e censurano sono “partner strategici”. L’America non è una democrazia che a volte sbaglia. È un impero che ha bisogno che i suoi cittadini credano di essere liberi. Il voto è il rituale che rende sopportabile l’assenza di potere. La retorica dei diritti è la foglia di fico che copre l’interesse. Chi lo dice viene accusato di odiare l’America. In realtà odia soltanto la menzogna che la tiene in piedi. La democrazia americana è il nome che si dà a una plutocrazia quando vuole essere accettata.
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Ho bisogno di una borsa ma non me ne piace nessuna. Story of my life.
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Questo commento di Carlson, una persona spregevole ma bene informata, è semplicemente terrificante. Ancora una volta, il genere umano è sul punto del collasso per colpa del nazionalismo.
Under pressure from Israeli prime minister Benjamin Netanyahu, the Trump administration may be within days of launching a nuclear strike on Iran. The target would be Pickax Mountain in central Iran, where Israeli intelligence claims the Iranian government has restarted its nuclear enrichment program. No conventional weapon in the American arsenal can penetrate 300 feet of solid granite to destroy the tunnels where enrichment is supposedly taking place. The only military option is a nuclear strike. Netanyahu has been pushing hard for one. “Bibi calls Trump about it every day,” says an informed observer. Netanyahu is cornered and desperate. After last week’s election results, he can’t form a government unless Trump intervenes directly in Israeli politics and brokers a deal with other parties that gives Netanyahu 61 seats in the Knesset. Otherwise, he is out as prime minister and on his way to ignominy, investigations and possibly jail. Netanyahu must stay close to Trump. He needs this war. To that end, he’s applied maximum pressure to his closest allies in the administration, including Secretary of Defense Pete Hegseth and CENTCOM commander Brad Cooper. Both oppose a negotiated settlement to the war they’ve so grievously mismanaged; both are pushing to restart major combat operations. Secretary of State Marco Rubio and CIA director John Ratcliffe are also following Netanyahu’s lead, as are leaders of the Democratic Party. In a recent meeting on the subject, former president Barack Obama said he opposes the current Iran peace deal being drafted in Doha. The rest of America’s longtime allies in the Middle East are terrified by the prospect of more war. On September 27th, Netanyahu flew secretly to Abu Dhabi to enlist the UAE in his lobbying effort for a final attack on Iran. The Emiratis refused. After eight months of conflict, Gulf economies are teetering. So are global energy and fertilizer markets. They won’t recover soon. Globally, there are a total of about 850 supertankers used to transport oil from producers to the rest of the world. In October alone, 11 of them were badly damaged in Hormuz. At this pace, a global depression is imminent. A nuclear strike would radically accelerate the destruction. Fallout from a ground explosion at Pickax Mountain would contaminate the Persian Gulf, poisoning the water supply for 100 million people. And those are just some of the immediate consequences for the region. The rest of the world is every bit as exposed. No country other than the United States has ever used a nuclear weapon in war. Some would like to. An American nuclear attack on Iran would set a new precedent. The Russians have already told at least two other governments that an American nuclear strike on Iran would free them to use nuclear weapons against Ukraine. Pakistan and India would be tempted to do the same against each other, as would North Korea against Seoul. After the first nuclear strike, World War Three is inevitable. That war would be short and final. We’ve been sleepwalking toward this moment for months. Since February, the administration has quietly rewritten America’s nuclear doctrine to make first use of so-called “battlefield nukes” easier and therefore more likely. No one in Washington in either party seems bothered by this. Now we’re on the brink of it. Close observers say Trump is likely to decide by next weekend whether or not to use nuclear weapons. That would be November 7, six days from now. To his credit, he’s hesitating. At the moment, Trump is listening to his vice president, JD Vance, and to his envoy and friend Steve Witkoff, both of whom argue a deal with Iran can be made. They’re right, though it won’t be simple. The Iranians are famously frustrating to negotiate with under any circumstances, and elements of that government have become more radical since Ayatollah Ali Khamenei and his family were killed in February. After decades of isolation, even relatively moderate Iranian leaders seem confused by how decisions are made in the West. (There is a widespread belief in Tehran, for example, that the United States government controls Israel.) But overall, people who have spoken to decision-makers in Iran say there is consensus there that more war is bad for everyone and a deal is worth making. One group that hasn’t been consulted so far is the global population — the hundreds of millions of people who will be killed along with their children if Trump is pushed by Netanyahu into launching a nuclear strike next week. Now would be the time for them to speak up.
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CRIPPA È DEVASTANTE ANCHE A NY! 🇺🇸🗽 Yeman chiude al secondo posto la Maratona di New York in 2:06:14, preceduto solo allo svedese Almgren. Si tratta del miglior piazzamento italiano da 30 anni nella 42,195 km più iconica al mondo 👏⏱️🇮🇹 #NewYorkCityMarathon
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Un capibara comunista avvistato a Roma mentre trolla l'inviata del Tg2. Piantedosi e Meloni stanno già organizzando la Digos anti-roditori gonfiabili.
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ALL FUCKING MEN. Elenco non esaustivo delle disuguaglianze di genere che, nel 2026, continuiamo a considerare perfettamente normali, mentre una schiera di uomini indignatissimi si affanna a spiegarci che il patriarcato non esiste e che anzi, ormai i veri discriminati sono loro.🧵
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Venerdì prossimo la classe di mio figlio raccoglie le olive degli alberi nel giardino della scuola. Vorrei tanto fare cambio con lui.
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Rilascio Youssef Siher, comunicato del tribunale di Milano: "Le dichiarazioni di alcuni esponenti politici di rilievo ricoprenti anche cariche istituzionali rilasciate all'esito della decisione della giudice sono irricevibili ed evidenziano una scarsa conoscenza – reale o mascherata – degli istituti giuridici di uno Stato di diritto [...]. La vergogna riguarda altre categorie della vita sociale, non il responsabile e difficile esercizio della giurisdizione"
Meloni: "Considero vergognosa la decisione del gip di Milano di non convalidare l'arresto di Youssef Siher, accusato di essere il gestore del Movimento 17 ottobre, cioè la pagina Telegram che incitava l'organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano. Penso che questa sia una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell'ordine, degli inquirenti, del ministero degli Interni e, in generale, di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente per bene dal rischio di vedere devastate le proprie città. Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura"
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Netanyahu o Eisenkot cambia nulla per i palestinesi. Eisenkot non vuole il voto arabo. Ha detto anche nelle ultime ore che vuole fare un governo "sionista". Qui si sceglie tra destra e estrema destra, nella cornice di uno stato etnografico. Questa è la realtà
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Il tutto in attesa di risultati definitivi - ma riassumendo, 85% degli elettori hanno votato genocidio (alcuni in versione più “gentile”). Se togliamo gli elettori palestinesi - il 95% ha votato genocidio.
Likud primo partito, ma il suo blocco ha circa 50 seggi (dei 61 necessari). I partiti palestinesi arrivano a 17-18 seggi. Un governo può nascere solo se i grandi oppositori di Bibi finiscono con l’allearsi con lui, oppure se accettano un appoggio arabo.
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